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martedì 19 dicembre 2017

FAKEBOOK – IL PROFILO DEL MERCATO REGOLATORE.


Di recente aprendo google dallo smartphone mi viene proposto, come se fossero ricerche già effettuate, righe informative di varia natura: campionati di calcio, ultimo disco di Tizio, nozze tra Vip e altre simili amenità. Accertato che non io – mai – ho effettuato ricerche su tali esiziali tematiche, ne consegue chiaramente che il citofono da tasca mi sta “suggerendo” i temi di cui sarebbe opportuno io mi interessassi, a somiglianza di tutti coloro, ben numerosi, che già si sono convinti essere quelli – calcio, pettegolezzi sui Vip, porcherie sui politici, delitti morbosi, incidenti sanguinosi – i loro più profondi e unici interessi. Per esempio in una delle pagine del profilo google si propone all'utente di cercare gli argomenti preferiti offrendo la prima scelta fra questi: Milan Calcio, Football Internazionale, Napoli calcio, meteo, ecc. Preoccupato, il sistema, poi domanda: Non vedi i tuoi argomenti preferiti? E quindi invita, o meglio: ordina, con l’indicativo imperativo di ogni spot: “Segui squadre sportive, band, celebrità, hobby” e di seguito apre una schermata di temi opzionabili quali: Sport, TV, Cinema, Musicisti, Atleti, Attori, Personaggi pubblici, Business. Hobby, Moda, Tendenze. In ultimo c’è anche “Notizie e Politica” accanto a Tecnologie che è altra pubblicità di nuovi apparecchi che proporranno di occuparsi di Sport, Vip, ecc. Cliccando notizie e politica, si apre altra schermata con l’offerta delle preferenze. Africa, Asia, Brexit, Clima, LGBT, Korea, ecc. Già: LGBT, tema opzionabile fra meteo e pallaqqualcosa, così, in un click, oltre alle nostre inclinazioni politiche vengono a conoscenza anche degli orientamenti sessuali. Su certi modelli è preinstallata una APP di notizie che porta alle prime pagine di alcuni quotidiani: scelti dal fabbricante che decide cosa l’utente debba leggere e da quali testate. Su altri modelli è preinstallata la APP – manco a dirlo – di squadre di calcio, materia del tutto obbligatoria nella società civile, come il latino al liceo di una volta.
Duplice è l’effetto del meccanismo: in primo luogo esso opera attentamente per massimizzare la omologazione degli utenti intervenendo a fondo sulla coscienza e sulla identità della persona: un pubblico assimilato e appiattito su interessi a basso contenuto culturale consente risparmi di scala nella comunicazione pubblicitaria.
In secondo luogo le procedure acquisiscono e stipano informazioni complete su ciascun utente che – ben felice di essere ridotto a “profilo” – fornisce spontaneamente nome, data di nascita, telefono, mail, indirizzo, orientamenti culturali, politici, religiosi, sessuali, e di consumo: l’analisi comparata di ogni ricerca effettuata nel sistema consente di fotografare in modo completo la personalità dell’utente, dal suo stato di salute al numero di scarpe.
Queste informazioni sui profili sono la fonte dell’enorme arricchimento dei proprietari dei social perché possono venderle a chiunque abbia prodotti da collocare in modo mirato a coloro che ne abbiano manifestato più o meno esplicitamente il bisogno.
Il lavorio manipolatorio sulla omologazione del pensiero e delle conoscenze e degli “interessi”, sfocia direttamente sulla costruzione della identità. L’utente “nativo” di queste tecnologie avrà consapevolezza di un sé disegnato secondo i canoni da altri stabiliti, per cui dirà serenamente di se stesso: io sono un milanista, io sono un “alfista”, non venendogli neanche in mente di essere un individuo pensante o un cittadino e non il derivato di un prodotto commerciale. Chi sono io? E dirà di sé: io sono quello che veste-prada, io sono quello che la politica è tutto uno schifo, le donne sono tutte così, il sogno di tutta la mia vita è una BMW, gli immigrati sono colà, la fortuna al gioco, e tante emoticon al posto dei sentimenti, coltivando la convinzione di essere se stesso nella misura in cui riesce a conformarsi al prototipo di utente medio portato a modello dai media.  Omologato ergo sum, nella marmellata sociale che Andrzej Stasiuk, ha definito il “sottoproletariato dello spirito“.
Finanche emozioni e sentimenti cessano di essere prodotti dal singolo; l’utente medio si limita a scegliere una delle faccine che altri hanno creato per tutti sino alla atrofia dei sentimenti personali sostituiti al nascere da faccine identiche a quelle degli altri, col risultato di aver concezione solo di faccine senza più (o mai) la dimensione delle immense capacità che la mente umana ha di sentire al di fuori di quelle quattro proposte: rido, mi incazzo, lacrimuccia, mi sorprendo; altre “emozioni” non sono date, ergo sono fuori corso, anzi: non esistono.
Nelle polemiche di finta politica si parla dei social come portatori di fake news dimenticando che ai social non interessa se una notizia sia vera o falsa, gli interessa solamente che faccia sensazione per attrarre l’attenzione dei destinatari della pubblicità, né sono interessati alle sorti dei popoli. Miliardi di utenti approcciano la realtà attraverso la lente dei social e questo medio evo di ritorno vede ormai strutture sovranazionali che hanno il governo reale del pianeta e ne determinano le sorti tenendo gli abitanti in un paese dei balocchi pieno di sogni, di calciatori e di faccine che augurano il buongiorno con tanti fiori e tanti giga ogni mattina.
Gli Stati hanno rinunciato ad essere i regolatori del mercato e anzi il mercato è divenuto il regolatore di ogni cosa, secondo il folle schema liberista globale che dal 1989 arde in un riesumato sistema feudale, mentre povertà, disoccupazione, inquinamento irreversibile mietono vittime che nessuno più conta e a pochi passi tragedie immani provocate dal sistema del “mercato regolatore” sfociano in guerre, stermini, migrazioni di massa, genocidi, desertificazioni, rarefazione dell’acqua. Temi che non ci sfiorano neppure o che al massimo ci fanno cliccare una contrita faccina con la lacrimuccia d’ordinanza imparata dai TG.
Deriva globale che ciascuno osserva nella impotenza della solitudine e nella incanutita e abdicante speranza che le giovani generazioni (cioè qualcun altro) possano trovare l’energia di ribellarsi alla conclamata dittatura del “mercato” e del profitto senza limiti.


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